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Docente: Antonella Cortiana
Il liuto è uno strumento a corde pizzicate affine alla chitarra.
Strumento principe del rinascimento europeo, di derivazione araba, fu
presente nella cultura musicale e ampiamente diffuso dal medioevo fino
a tutto il Settecento.
Nel corso della sua storia passò attraverso varie fasi: dal liuto a
quattro cori (il liuto ha corde doppie anziché singole chiamate appunto
cori, accordate all’unisono e all’ottava per le corde gravi) del
medioevo, accordate per quarte con una terza centrale, come l’attuale
chitarra, al liuto di Johann Sebastian Bach a tredici cori (per un
totale di 24 corde), accordato per terze in re minore.
Il liuto è caratterizzato dalla cassa armonica piriforme, ottenuta
grazie all’unione di un certo numero di doghe di legno, incurvate e
incollate tra loro, dalla tavola armonica con al centro la rosa
intagliata a motivi geometrici di derivazione araba, dalla tastiera
suddivisa in tasti con legacci di corda di budello fissati attorno al
manico e dalla paletta, denominata cordiere, piegata ad angolo retto,
nella quale sono confitti lateralmente i piroli per la trazione delle
corde.
Sul finire del ‘500, il liuto viene modificato: si aggiungono ulteriori
corde, dette bordoni, per ampliare il registro grave. Non potendo
ingrossare le corde oltre un certo limite queste vengono allungate.
Nascono così gli arciliuti: liuti con un allungamento del manico che
permette di sostenere i bordoni. Il chitarrone o tiorba, come verrà
sistematicamente chiamato dalla seconda metà del ‘600 in avanti,
appartiene alla famiglia degli arciliuti ma con un’accordatura
particolare, definita rientrante: la corda più acuta è il terzo coro
anziché il primo.
Oltre alla tecnica strumentale suonare il liuto significa leggere la musica da una particolare notazione: l’intavolatura.
La prassi dell’intavolatura, conosciuta e praticata ancora oggi per la
chitarra elettrica e acustica, è un sistema grafico legato a uno
specifico strumento: per il liuto si tracciavano sei righi, che
rappresentavano i sei cori dello strumento, sui quali s’inserivano
lettere (intavolatura francese) o numeri (intavolatura italiana)
corrispondenti ai tasti da premere. Sopra l’esagramma si ponevano i
segni ritmici. Questo metodo si era rivelato indispensabile per
scrivere brani polifonici in un’epoca in cui la musica scritta
circolava in parti staccate e non in partitura.
Il corso: programma
Consiglio di avvicinarsi al mondo del liuto attraverso la pratica
sul liuto rinascimentale, grazie alla sua affinità con la chitarra.
Testo di riferimento sarà il Metodo per Liuto Rinascimentale di Andrea
Damiani, Ut Orpheus Edizioni.
Impostazione sullo strumento: postura e posizione, posizione e
impostazione della mano destra, articolazione delle dita, alternanza
pollice/indice, impostazione della mano sinistra, differenze con la
tecnica chitarristica, coordinazione delle due mani. Le scale:
articolazione pollice/ indice e medio/indice.
Lettura e pratica delle intavolature: l’intavolatura francese e
l’intavolatura italiana. Studio di brani su facsimile di stampe
originali del ‘500 e ‘600. La trascrizione dell’ intavolatura in
notazione moderna.
La lettura, la pratica e la trascrizione delle intavolature per
liuto si rivolge anche a quei chitarristi che volessero avvicinarsi al
repertorio per strumenti a corde pizzicate del XVI – XVII secolo.
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